La tragica storia dei conquistadores spagnoli che hanno depredato il Sud America e sterminato gli Inca è qui raccontata dal punto di vista di un guerriero, fra ingenuità e illusione di poter far fronte alla violenza.
Note e curiosità
Negrini ha scritto il testo di questo brano dopo un viaggio in Sud America.
Nel libro di Andrea Pedrinelli "Pooh. Tutti i testi e la storia dietro le canzoni" è presente un'analisi dettagliata del contesto storico nel quale si svolge la storia narrata da "Inca".
Citazioni
L'alba tra un po' spezzerà le tue armi / tu farmi del male non puoi! / Ma quel sogno fu silenzio e cadde fragile / ed il cuore di smeraldo si fermò...
Le citazioni dai testi sono visualizzate in base all'articolo 1 paragrafo 2 della legge 159 del 22 maggio 1993 che ne consente l'uso non a scopo di lucro per attività didattica, di studio e di ricerca.
Streaming
Il brano è disponibile nei principali servizi di streaming musicale ufficiali e un suo estratto può essere utilizzato nelle storie Whatsapp e Instagram.
In "Inca" i Pooh usano la stessa frase melodica utilizzata all'inizio di "Canterò per te". In quel brano la melodia era sull'accordo di RE Maggiore, adesso, all'inizio, ci si trova in DO Maggiore ma pur modificando leggermente la suddivisione metrica all'interno della battuta, le note sono le stesse (rispettando la tonalità): SOL-FA#-SOL-LA-SOL-FA#-SOL.
Con questa frase cantata da Facchinetti e suonata dallo stesso al pianoforte CP 70 Yamaha e supportata da un synth con accordi molto larghi, inizia il brano.
I primi dieci secondi di introduzione precedono un'esplosione di suono con una frase ad accordi che verrà sfruttata dai Pooh anche all'inizio del tour estivo di presentazione dell'album "...Stop", con la base che precedeva il loro ingresso sul palco.
In questa frase molto sonora D'Orazio sfrutta le potenzialità della batteria North, suonando (come poi avrebbe fatto dal vivo) i tom ricurvi e concludendo la frase ritmica al gong mentre Facchinetti usa il Mellotron a supportare gli accordi, unitamente ad un suono di synth piuttosto corposo.
Dopo l'introduzione Facchinetti riprende la frase strumentale dell'inizio, supportata adesso anche da un flauto dolce che dal vivo sarebbe stato suonato successivamente da Canzian.
Nel frattempo, entra in campo Battaglia che con la sua chitarra elettrica ha un ruolo determinante in tutto il brano: il fraseggio iniziale definisce sin d'ora il ritmo particolare che avrà il brano. Questa tessitura semi stoppata anticipa di fatto tutto l'arrangiamento alla chitarra pensato da Battaglia per questo brano, che gli dà una caratteristica molto rockeggiante.
La stessa frase viene cantata da Facchinetti una prima volta da solo, vestita dal suono di cori del Mellotron che entra in "fade in" ad ogni cambio di accordo; la seconda volta, la frase cantata viene eseguita insieme dai quattro Pooh e alla fine di questa seconda volta il brano inizia.
Ed è proprio a questo punto che i Pooh regalano due novità particolari.
La prima è il pattern ritmico di D'Orazio, suddiviso in quattro battute, particolarmente inconsueto: sulla seconda e quarta battuta, D'Orazio sposta il colpo di rullante dal terzo quarto al quarto quarto della battuta, dando all'incedere ritmico una particolarità anche, in un primo ascolto, difficile da comprendere. "Inca" è uno dei brani in cui D'Orazio usa una suddivisione ritmica della battuta che sembra portare "fuori" tempo l'ascoltatore ma è invece efficacissima perché dona al brano un aspetto sonoro nuovo, forse in continuazione con un brano dell'anno precedente, "L'ultima notte di caccia".
La seconda sorpresa è il fraseggio della chitarra elettrica di Battaglia. La tessitura di Battaglia si appoggia sui cambi ritmici diventando l'elemento che "porta" avanti il brano, con una scrittura molto rockeggiante sulle ottave basse in MI Minore. In questo fraseggio, Battaglia viene supportato anche dal basso di Canzian che si muove all'unisono con la chitarra per buona parte della frase.
Facchinetti ribatte i quarti del tempo con accordi ripetuti sul CP 70 e sul Polymoog.
Dopo otto battute solo strumentali ecco che arriva il canto affidato a Facchinetti, mentre la struttura ritmica di basso e batteria e le "incursioni" veloci e quasi rabbiose della chitarra continuano a vestire la parte strumentale del brano.
A un certo punto il brano ritrova la frase dell'inizio, giusto per anticipare la seconda parte.
Adesso I Pooh cantano in coro e a Facchinetti viene affidata la parte più alta dell'armonia in questo che si potrebbe definire un "ritornello" ma trattandosi di uno dei brani storici ed epici dei Pooh, forse è riduttivo chiamarlo semplicemente ritornello.
Questa seconda parte si suddivide a sua volta in due parti per poi terminare di nuovo come all'inizio con la frase prima cantata e poi strumentale che ridà l'avvio nuovamente al brano.
La struttura rimane identica alla parte precedente e ancora una volta torna l'introduzione al cosiddetto "ritornello".
La chitarra continua a muoversi nervosamente, le tastiere, tra Polymoog e Mellotron, danno un vestito molto epico e la coralità dei Pooh dà al brano la caratteristica iconica di "storico", uno dei classici brani epici della discografia del gruppo.
Dopo due ripetizioni del ritornello, il brano ritrova ancora una volta la frase strumentale al pianoforte e al flauto dolce seguita dal canto corale dei Pooh, sempre sulle note accennate prima.
Il finale di "Inca", anche strumentalmente, dà l'idea di qualcosa che finisce, che termina, che viene distrutto: la frase ad accordi che era stata utilizzata all'inizio, qui viene usata per terminare il brano in un accordo di MI Minore, con un colpo di gong, uguale a quello dell'inizio. Stavolta però il brano termina, dando all'ascoltatore la sensazione che ciò che è stato raccontato viene proprio quasi "raffigurato" da questa fine quasi tragica.